| Il Fanciullino |
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Tu
sei savio e mi contento. Non vuoi né ripetere il già detto
né trovare l'indicibile; non vuoi essere né un'inutilità
né una vanità. Vuoi il nuovo, ma sai che nelle cose è
il nuovo, per chi sa vederlo, e non t'indurrai a trovarlo, affatturando
e sofisticando. Il nuovo non s'inventa: si scopre. Mi contento dunque,
a dirla tra noi, vale a dire, tra me...Ma intendiamoci subito: di ciò
non ti attribuisco gran lode, perché non ci vedo gran merito.
Come? Aspetta e sii paziente, ché mi conviene andar per le lunghe.
E prima vorrei farti una domanda. Un fine, l'hai tu? Fuori, s'intende,
di quello appunto di dire o dittare? E puoi dirmi, quale? Ho bisogno
di saperlo. Non rispondi? Pensi? esiti? dubiti? Imagino che codesto
fine non sia, per esempio, quello di dare un po' d'aiuto, di fornire
un poco d'oro al tuo vecchio ospite, che ne ha tanto bisogno. Imagino,
anzi so che tu non conosci altro oro che metaforico, cioè che
non si spende. Ridi? Intendiamoci. So per certo che tu non credi di
procacciarmi direttamente un utile materiale, ma sospetto che ti figuri
di procacciarmelo indirettamente, aggiungendo non saprei che favore
alla mia povera persona e che pregio alle mie umili virtù, sì
che l'industria che sai che esercito, mi profitti qualche cosa più. Ebbene, ti inganneresti. Sappi che è il contrario; e che è ragionevole che sia il contrario. Tu sei un fanciullo: ora non tutti sanno distinguere te fanciullo da me vecchio, e perché mi sentono e vedono bamboleggiare qualche volta, credono volentieri che io bamboleggi sempre, anche quando lavoro sul serio, per guadagnarmi la vita. Per ciò essi meno apprezzano quei lavori serii, e io minor utile ne ricavo. E hanno torto. Sempre? Sappi che non hanno torto sempre. Hanno, per esempio, ragione (né parlo soltanto di me, ma di molti altri), quando tra i miei ragionamenti, che non dovrebbero essere se non giusti e chiari, vedono comparire i tuoi sorrisi e le tue grida. Vedi: i passeri sono graziosi uccelli (anch'essi: perché no?); ma nei seminati i contadini non ce li vogliono, per graziosi che siano. Le spadacciole sono bellissimi fiori; ma tra il grano sarebbe molto meglio che non ce ne fosse. Ma fanno così bel vedere! Non nego che possano dilettare qualcuno: non dilettano però colui che spera l'utile di quel grano. Capisci? Se anche c'è qualcuno a cui piacciono i tuoi frulli e i tuoi lampeggiamenti in mezzo a un ragionare che avrebbe a essere serio, ai più non può essere che non dispiaccia. E sai che cosa succede? Questi, trovandoti così fuori di posto, non pensano che tu sia il fanciullo dalla voce argentina, ma credono sentire in te l'uomo roco, l'uomo che parla per ingannare: e gridano Retorica! Ora per evitare tale scambio a te e tale danno a me, non sarebbe male che quando io bado ai fatti miei, tu te ne andassi lontano e dormissi nei profondi boschi d'Idalia e tra l'odoroso cespuglio dell'amaraco. Se tu conoscessi Platone, ti direi che come egli ha ragione nel volere che i poeti facciano mythous e non logous, favole e non ragionamenti, così non ho torto io nel pretendere che i ragionatori facciano logous e non mythous (9). Ma pur troppo è difficile trovare chi si contenti di far solo quello che deve. E Platone stesso...Ma egli era Platone. Tornando a noi, dunque, nessun utile né diretto né indiretto mi viene da te, o fanciullo. Checché tu possa dire, nessuno. Quale invero sarebbe? Parla! |
| 9). PLATONE, Fedro, III B. |
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