Il Fanciullino


XIX

IL FANCIULLO
Il nome? Il nome? L'anima io semino,
ciò ch'è di bianco dentro il nocciolo,
che in terra si perde,
ma nasce il bell'albero verde.
Non lauro e bronzo voglio; ma vivere;
e vita è il sangue, fiume che fluttua
senz'altro rumore,
che un battito, appena, del cuore.
Nei cuori, io voglio, resti un mio palpito,
senz'altro vanto che qual d'un brivido
che trema su l'acque,
fa il sasso che in fondo vi giacque.
Nell'aria, io voglio, resti un mio gemito:
se l'assiuolo geme voglio essere
tra i salci del rio
anch'io, nelle tenebre, anch'io.
Se le campane piangono piangono,
io nelle opache sere invisibile
voglio essere accanto
di quella che piange a quel pianto.
Io poco voglio; pur, molto: accendere
io su le tombe mute la lampada
che irraggi e conforti
la veglia dei poveri morti.
Io tutto voglio; pur, nulla: aggiungere
un punto ai mondi della Via Lattea,
nel cielo infinito;
dar nuova dolcezza al vagito.
Voglio la vita mia lasciar; pendula
ad ogni stelo, sopra ogni petalo,
come una rugiada
ch'esali dal sonno, e ricada
nella nostr'alba breve. Con l'iridi
di mille stille sue nel sole unico
s'annulla e sublima...
lasciando più vita di prima.
 
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