Inni

Alle "Kursistky"

I

Brevichiomate sorelle,
api operaie, già sparve
l’ombra del verno, e già fanno
l’api il lor miele per quelle
ch’oggi son torpide larve,
oggi, ma che voleranno
domani.

L’ultima neve si scioglie,
cadono l’ultime pioggie,
l’ultimo tuono si perde
lungi; e la quercia le foglie
vecchie abbandona, le roggie
foglie, sul tenero verde
dei grani.

E dalla terra fiorita
batte nel cielo un tumulto,
come un grand’urlo di vita
dopo un supremo singulto.
Vive ciò ch’era già morto.
Voci di su la sua tomba
squillano cantano rombano...
Egli è risorto.

II

Noi per la terra cui resta
quella, di tante frontiere,
ch’è tra la terra ed il cielo;
noi vi cerchiamo: è la festa
che noi volemmo vedere:
festa di popoli, sgelo
di cuori.

E vi troviamo, o sorelle,
gravi, di là delle porte
ferree del carcere insonne;
senza più sole né stelle,
senza né vita né morte,
donne d’amore con donne
d’amori.

Ma la gran voce di gloria
giunge là dove perdute,
dopo la vostra vittoria,
siete con donne perdute.
Vive ciò ch’era rimorto!
Voi alle donne tradite
date tre baci, e voi dite:
«Cristo è risorto!»

III

Sacri ad un solo lavoro,
tutti rivolti ad un polo,
noi ci vediamo, o sorelle;
come si vedon tra loro,
sparse in un etere solo,
le lontanissime stelle
del cielo.

Noi vi vediamo serene
muovere al vostro destino,
lungi, tra lancie di sgherri.
Ladri e omicidi in catene
fanno lo stesso cammino
sempre sonante di ferri...
Lo sgelo...

è cominciato. V’attende
l’Obi ed il Lena selvaggio.
Ma, nel passare, a voi scende
l’inno del grande passaggio.
Vive ciò ch’era più morto!
E voi baciate quei ladri
miseri. «O figli di madri,
Cristo è risorto!»

IV
E noi veniamo con voi,
lungi, nell’ultima terra,
oltre inflessibili porte;
e noi veniamo da voi
anche, o sorelle, sotterra,
anche di là della morte e
del nulla.

Polvere e sangue v’ha intrisi
gli aridi riccioli intorno
l’esile fronte stupita.
Sangue e silenzio. Ed i visi
bianchi aspettare il ritorno
sembrano, della lor vita
fanciulla.

Ma nel sepolcro ch’è santo
senza pur croci e corone,
giunge a voi, vergini, il canto
della Risurrezïone.
Vive sol quello ch’è morto!
Nostre compagne sepolte,
noi vi baciamo tre volte:
Cristo è risorto!

V

Su dalle ceneri, o morte
vergini! Chiede il perdono
quei ch’ha percosso ed ucciso,
ebbro del sibilo forte
della sua sferza e del tuono
folgoreggiante d’unisone
squadre.

Eccoli: or sanno il lor cuore!
Eccoli: or sanno il lor nome!
Scendi, o cosacco, di sella.
Tu non sapevi, uccisore,
ch’erano fatte pur come
una tua pura sorella!
tua madre!

Tu non sapevi... ed or taci.
Oh! tu non fosti già tu!
Prendi, uccisore, i tre baci,
e non uccidere più!
Vergini, è il bruto ch’è morto!
E dalla fossa del bruto,
con un supremo saluto,
l’uomo è risorto!

ALLE « KURSISTKI »
Le kursistki sono le studentesse russe.
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