Inni

INNO DEGLI EMIGRATI ITALIANI

A Dante


Esule a cui ciascuno fu crudele;
tu cui da sé la dolce patria scisse
e spinse in mare legno senza vele...

Ma tu scendesti a interrogare Ulisse
il molto errante, il molto pazïente,
e ci dicesti ciò ch’egli ti disse:

– Uomini, non credete all’occidente:
ciò ch’è a voi sera è prima aurora altrui.
Seguite me nel mondo senza gente:
dire, anche morti, gioverà: Vi fui! –

Profeta, e tu, lungo l’Oceano insonne
dicevi ad uno insonne sulle porte
schiuse e vietate: – Non ci son colonne!

Le pose a segno Ercole eroe, che in sorte
ebbe l’eterna Gioventù ribelle.
Le pose il forte: passa oltre il più forte.

Va! Salpa! Issa le vele! Cerca stelle
più nuove, ignoti mari e vie sul rombo
di venti ignoti, e le tre caravelle
ad altre terre adduci ormai, Colombo –.

O timonier d’Italia eterno, Dante!
Sei tu che volgi dove vuoi la prora
sul nostro lungo solco spumeggiante!

Con lui tu fosti: governavi allora
Santa Maria, quando sul limitare
del nuovo Mondo, ella attendea l’aurora.

Prima dell’alba, sul purpureo mare
quasi una grigia nuvola apparì...
«Terra!» gridò la Pinta, ed echeggiare
parve una voce alta infinita: – Sì!

Castelvecchio, 1911.

INNO DEGLI EMIGRATI ITALIANI A DANTE
Fu scritto nel luglio del 1911 per le colonie italiane degli S. U. Doveva essere musicato e cantata nell'occasione dell'inaugurazione del monumento a Dante a New-York.
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