Nuovi Poemetti

I filugelli

"Canto terzo"

 

I

Or sì, conviene ai gelsi bianchi, ai mori,
dare il pennato e portar foglia a fasci,
con fruscìo grande e il fresco odor di fuori!

Ma su le prime indugi un po'; né lasci
che il gregge impingui, e se ne perda il frutto:
attenta, accorta, a man a man li pasci

più largamente, fin che indulgi il tutto.

II

Ed ecco allora, nell'opaca loggia
piena di verde, uno scrosciare uguale,
un grosso allegro strepito di pioggia.

Sembra l'oscurità d'un temporale
che fa fuggire con le falci in pugno
le villanelle... Invece le cicale

cantano al sole, al nuovo sol di giugno.

III

Canta, nel sole immersa, la calandra
che inebbria il cielo. Tu tra i tuoi castelli
nella fresca ombra vegli sulla mandra.

Di quando in quando vengono i fratelli
portando rami striduli a bracciate:
entra con loro il canto degli uccelli,

entra con loro il soffio dell'estate.

IV

Ma sazi alfine i tuoi voraci allievi,
or l'uno or l'altro, lasciano la foglia.
Erano pigri, agili sono e lievi.

Vagano spinti da non so qual voglia.
Talvolta alcuno qua e là s'arresta.
Sembrano ciechi che da soglia a soglia

vadano tentennando con la testa.

V

Tu sai, tu vegli: a tempo tu facesti
nella tua selva, o Rosa, quando c'eri
pei primi funghi, irsute stipe e cesti.

Rami d'ulivi, anche di meli e peri,
anche di viti, tu serbasti insieme,
e, quali alberi, piccoli ma veri,

gambi di rape, dopo colto il seme.

VI

Di questi rami ed alberi minori
alzi in un tiepido angolo tranquillo
un bosco secco senza foglie e fiori.

- Che rifiorisca? - par che rida il grillo.
Non ride il ragno: egli fa pur le tele!
Né l'ape ch'ama il regamo e il serpillo:

tutto può darsi; ella fa pure il miele!

VII

Vanno inquïeti, contro lor costume.
Qual monta i ritti, qual s'appende al muro.
Traspare il corpo se si spera al lume.

Più nulla è in loro, che non sia futuro.
Par che la bocca un fil di luce aneli.
Il verme è mondo, il verme è tutto puro...

O Rosa, è puro, e cerca ove si celi.

VIII

Prendili, o Rosa, con le rosee dita:
portali al bosco. Dentro pochi giorni
l'arida selva rivedrai fiorita.

Vai dal castello al bosco, poi ritorni
dal bosco lieta al tuo castello: lieta,
che l'un si vuoti e l'altro già s'adorni

di biondi grandi bozzoli di seta.

IX

Non più castelli, o Rosa: altro non resta
che il bosco brullo. Or tu siedi romita,
pensi all'amore, un po' lieta un po' mesta.

Dal bosco morto viene un'infinita
romba nel gran silenzio sonnolento.
Tra le sue rame odi un ansar di vita...

le già sue foglie odi stormire al vento.

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