Nuovi Poemetti

Gli emigranti della luna

Canto secondo  - "Com' è la luna"

I

Scórsero i giorni, anche le notti; e il vento
soffiò più forte, e si levò la luna
più tardi, e il fuoco morto e il lume spento

s'era più presto: un'altra notte, e una
pallida nebbia errò su padri e figli
non sazi. Ma la madre era digiuna.

Destò la luna i languidi sbadigli
degli altri: a lei si rifletté su gli occhi
umidi e lustri sotto i curvi cigli.

Si scaldavano un poco ora i marmocchi
a lei. L'ultimo, in terra, il capo ciondo-
loni via via le urtava ai due ginocchi.

Ella parlò: "Se fosse qui quel biondo
grande... Ma egli prese la bisaccia
vuota; e chi sa, dov'ora è mai, del mondo?

Io gli avrei detto: Non è lei che ghiaccia
i fossi e i fiumi? Non è lei che imbeve
del suo biancore i lunghi teli e l'accia?

Non fa la brina e il gelo essa? Ci deve
far così freddo! tra le stelle sole,
liscie, lustranti! Quel biancore è neve..."

"No, mamma," disse la fanciulla: "è il Sole!"

II

E la tribù guardò nel cielo. Quella?
Dunque piena di sole essa trascorre,
di notte, come una più grande stella?

Una piccola Terra, or sulla torre,
or sull'abete... Ma quell'ombre? Monti,
quelle ombre, rupi valli greppi forre...

rughe: le rughe delle vecchie fronti.
Ma ella, dunque, è vecchia calva ossuta,
senza verde di frondi, acqua di fonti?

E la fanciulla disse: "Io l'ho veduta.
In un suo libro. Egli sapea contare
i monti e i mari. Io l'ascoltava muta.

C'è il Mare di Serenità. C'è il Mare
di Nubi. Anche, di Pioggie e di Tempeste.
Un altro Mare senza l'acque amare.

C'è la Palude delle Nebbie meste.
C'è anche un Seno, a goccia a goccia pieno
di guazza dalla grande alba celeste.

E c'è il Lago dei Sogni. Anche c'è il Seno
delle Iridi: tanti alti archi di porte
nel cielo: un infinito arcobaleno.

Vicino ai Sogni, il Lago della Morte".

III

Anche la morte? e dunque anche i viventi?
"No! no! nessuno. Chi v'andò, discese.
In terra avea del bene e le sue genti".

Dunque nessuno... O tacito paese
sopra le nubi, o isola del cielo,
che fiorisci e sfiorisci d'ogni mese!

Il sole ha fatto colassù lo sgelo!
Gli stagni son coperti ora dei gigli
d'acqua, a fior d'acqua sopra il lungo stelo.

Si sommergono gli alberi vermigli
dentro la cilestrina acqua dei laghi.
L'aria è fiorita dall'odor dei tigli.

E rossi e gialli spuntano tra gli aghi
d'abeti e pini, che nessun calpesta,
fiori, bocche di lupi, occhi di draghi...

Al dolce vento trema la foresta.
Dalla foresta vengono col vento
lontane voci di campane a festa...

Vi s'ode ancora un palpito più lento,
un tuffo molle a quando a quando, un va
e vieni: ondeggiamento sonnolento,

lassù, nel Mare di Serenità.

 

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