Nuovi Poemetti

Gli emigranti della luna

Canto quarto  - "Ritorno in sogno"

I

Ed il lor sogno anche vanì dai cuori.
E si sparsero intorno, come i cani
dopo una morte: vagolano fuori,

fiutano cento miglia oggi, domani
piangono all'uscio. Quella madre a Dio
tendeva, sola, dentro sé, le mani.

Ma c'era, ahimè! tanto piagnucolìo
di madri, al mondo! che potean soltanto
dire, d'un po' di carne viva: È mio!

Il cielo alfine si velò, poi franto
giù si versò. L'acqua s'udia cadere
col suono ora d'un canto, ora d'un pianto.

Non c'erano nel mondo albe né sere.
C'era un silenzio fatto di frastuono
nei giorni oscuri, nelle notti nere.

Ed ecco che rimbombò lungo un tuono
allegro, apparve in fondo al cielo un fioco
raggio di sole, un suo sorriso buono.

E su la terra non restò per poco
che un luminoso sgocciolìo sonoro;
e poi, tra i cirri e i cumoli di fuoco,

un filo, un'unghia, era una falce d'oro!


II

Scórsero i giorni; ella cresceva: ed ecco
l'un dopo l'altro scesero a trovare
la lor capanna e la lor nave in secco.

L'erba cresceva sopra il limitare.
Lungo il lido la nave intarmoliva.
Là sui monti funghito era l'altare.

Chi stava in monte, ora scendeva in riva
del mare. Chi vivea presso lo stagno,
ora cercava una sorgente viva.

E ciascuno s'urtava al suo compagno.
Taciti, prima; e quindi alcuno disse:
"Va, mosca!" e l'altro ribatté: "Va, ragno!"

Al Mare Dolce s'accendean le risse
stridule, acute. V'accorrean dai monti,
l'ascie nei tronchi abbandonando infisse,

gli uomini, calmi e gravi in viso, e pronti,
nel cuore, a tutto. Uno dicea sereno
il viso: "O donna, mancheranno fonti!

Prendi l'orciuolo e va per acqua al Seno
della Rugiada!" Era sparita intanto
la luna; e folgorava egli un baleno

d'odio a colui che gli tremava accanto.

III

E malcontenti erravano già tutti
lassù, notturni, nell'odor del sole
che apriva i fiori e maturava i frutti.

E questi invece si mettea per gole
nere di monti, e quegli ambiva rade,
nei grandi mari, inesplorate e sole.

E quegli, andando per anguste strade,
vedeva un altro, di rincontro, al varco.
Si vedeano con truci occhi di spade...

E questi cauto s'allestìa lo sbarco
tra giunchi e biodi, quando, ecco un burchiello
venir, piccolo e nero, sotto un arco

d'iride... Ognuno fuggì via dal bello
e scese tra le nebbie, alla Palude.
Ma vi trovava l'ombra del fratello.

E da per tutto s'incontrava, rude,
in quella donna con la sua sommessa
voce, con quelle creature ignude.

In poco tempo il lor dolore messa
avea la sua radice anche su lì;
e quella Terra era già vecchia anch'essa:

soffriva ognuno ciò che già soffrì.

 

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