Nuovi Poemetti

Gli emigranti della luna

Canto quinto  - "L'altra faccia della luna"

I


Crescea la luna. Ognuno già per ogni
plaga passava come a lui straniera.
Ognuno al Lago ora pensò, dei Sogni.

Forse la morte non temean, tant'era
la lor tristezza. E il Lago era pur bello
con le bianche ninfee di primavera!

Ivi abbracciato al dolce oblìo gemello
era il ricordo. Ivi cantava un nido,
da sé, partito ch'era già l'uccello.

Cantava il cuore, ora, da sé, col grido
d'allora, a notte! E ve l'udian cantare
i soli morti assisi lungo il lido.

Ed era il Lago ora nel lume, e chiare
fiorian le schiume. Ecco, una luce scialba
si diffondea nel Caucaso lunare.

E dalle grotte orlate di vitalba
videro, i due, rifulgere le accette
lassù, nel monte, tra il chiaror dell'alba.

S'udiva per le valli e per le strette
l'arido scroscio delle foglie morte...
I lor compagni erano sulle vette,

volti ai Laghi dei Sogni e della Morte!


II

E si levò tra quelle genti un suono
dolce di voce. Usciva allor da un velo
rado la luna pendula, dal cono

d'un abete. Una nebbia, un ragnatelo
di luce scialba tremolò su crani
lustri, su cenci e bioccoli di pelo;

e rifulsero allora occhi lontani,
zuppi di sogno, e bocche aperte a un alto
ululo. Il pugno si stringean le mani.

Videro tutti là, di soprassalto,
quella fanciulla, con le braccia in croce,
bianca sul liscio lago di cobalto.

Ella parlava timida e veloce.
Quello che ammansa, quello che consola,
pioveva dalla giovinetta voce.

"Io l'ho veduta. Corre sempre, vola,
passa. Ma mentre va, che non mai posa,
a noi non volge che una parte sola.

Vediamo, noi, nel cielo azzurro o rosa,
sempre quelle montagne, sempre quelle
paludi. Sempre. Ma di là? Che cosa

è mai di là, verso le grandi stelle?"

III

E la luna fu mezza. Erano tutti
di là. Ciascuno avea varcato un nero
cerchio di monti, un bianco orlo di flutti.

Ciascuno andava per un suo sentiero.
Movean lassù per il paese vuoto,
silenzïoso come il lor pensiero.

Movean pensosi; e cancellava il moto
l'orme sue stesse; per l'eternamente
non visto, per l'eternamente ignoto;

là, dove il tutto rifiorìa dal niente,
libero, dove s'adempìa perenne
un sogno, sogno del buon Dio dormente.

C'era anche il pane. E c'erano le renne
placide, il latte, il fuoco: tutto! Oh! molto
pensava il vecchio: ma di là non venne.

Oh! la sua Terra! Egli torceva il volto.
Veder la Terra gli era assai; ché infine
e' non doveva ch'esservi sepolto.

Oh! pur dal fascio, ch'era, lì, di spine,
all'appressarsi dell'oscurità,
veder la Terra rosseggiar sul crine

delle montagne e dileguar di là!

 

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