Nuovi Poemetti

Gli emigranti della luna

Canto sesto  - "In cerca della guida"

I

Più che mezza la luna era, e più ore
restava su, tra l'iridato alone,
e le notti imbevea del suo pallore.

E sonava il fragor d'un acquazzone,
sempre: era il fiume che la terra brulla
fendea, cantando la sua gran canzone.

Rimpennava ogni tiglio, ogni betulla.
Era la primavera, era lo sgelo.
E, una sera, uno esclamò: "Fanciulla!

Dov'è colui che sa le vie del cielo?
La luna è là. Le cose ormai son fatte".
Ciascuno attese. Anche quel vecchio, anelo...

"Oh! no! Restiamo! O madre che si batte
perché ci nutra! O madre che si lascia
se non dà pane, dopo dato il latte!"

"Dov'è?" chiedeva con segreta ambascia
la trista madre. Che darebbe or ella
ai bimbi, a cena? il ferro, ormai, dell'ascia?

"Dov'è?" Splendeva una solinga stella
presso la luna, per il gran deserto
del cielo. "Dove?" "Sì, dov'è, sorella?"

"Dov'è? Cerchiamo. In qualche luogo è certo".


II

Si sparsero dall'alba di quel giorno,
come da quercia morta aride foglie
a una ventata che le sparge intorno.

Stavano, come indifferenti, a soglie
di vecchie case, ad ascoltar lì, gronchi,
l'uomo gridare e sfaccendar la moglie.

Battean le selve; il frullo dei bofonchi
parea parole: erano péste i picchi
dei picchi verdi sui marciti tronchi.

Sedean sopra le pietre nei crocicchi,
guardando i carri; con pupille fisse
seguendo al passo i contadini e i ricchi.

Non c'era più! Non c'era più! Ma disse
alcuno: "Forse... se per suo costume
quello straniero sol a notte uscisse?"

E per le lande errarono nel lume
di luna, tutti, per le selve rare,
lunghesso il verde scintillìo del fiume.

Videro alcuni un uomo in mezzo a un mare
di luce, nero, e diedero la voce...
Ed era il vecchio che volea restare;

sopra un sepolcro, a' piedi d'una croce.

III

E scórse un giorno. E spuntò, grande grande,
la luna piena, e per il ciel si mosse.
Risplendean l'acque, risplendean le lande.

Come di giorno. Un giorno senza rosse
luci, né voci; il giorno d'un riverso
silenzïoso, che nessun più fosse.

Per vero, intorno, qualche cane sperso
urlava a lupo. Al colmo era la luna,
sola soletta in mezzo all'universo.

E nella terra errava quella bruna
compagnia d'ombre. Elle tendean le braccia.
Avean lassù tutta la lor fortuna!

E case e terre! E persa avean la traccia
della lor guida! E videro uno spetro,
lontano, col bastone e la bisaccia.

Corsero. Corse, coi marmocchi dietro,
la madre. E come furono di paro...
era il brodiag. Egli si fermò, tetro.

La grande barba risplendeva al chiaro
di luna... "Guida, esso non c'è, sii tu!
La luna è pronta..." Oh! come rise amaro!

Rideva; e i cani urlavano vie più.

 

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