I
"Rosina! L'hai promesso anche stamane...
Non pianger più!" Ma Rosa pianse ancora,
tra il suono a festa delle due campane.
"O
Violetta, mi pareva or ora
fosse la gloria per un angiolino...
oh! come quando... Fu dopo l'aurora.
Sentii
parlare ed un odor vicino.
Avean qualche garofano e viola:
una ghirlanda per il mio bambino.
E c'era
il prete, il prete con la stola.
- Ma tutto ha qui! le robe sue ben fatte,
la sua cunella con le sue lenzuola,
e un
petto ancora pieno del suo latte!
II
Non
vuol venire. È tristo, che fa pena.
Oh! come è tristo! In vero è così poco
che ride un poco! Ci ha imparato appena! -
Ricordo
un giorno lo sfasciavo, al fuoco,
e lo guardavo. Ei tese il dito a un occhio.
Lo vide lustro, gli pareva un gioco,
chi
sa? vedeva un altro bel rabocchio
lì dentro. E io me lo tenea lontano,
lo patullavo in alto d'in ginocchio,
gli
prendea la manina nella mano,
e la scoteva, gli facea le rise;
ed ecco, anch'egli si provò pian piano,
fece
bel bello le fossette, e rise.
III
Rise.
M'avea riconosciuta: ero io:
la mamma, ahimè!... Prima, diceva al seno,
con gli occhi e con le due manine, È mio!
Dopo,
ero sua, tutta, né più né meno.
E, se vagiva e se piangeva, al suono
della mia voce si facea sereno.
Com'era
savio! Come savio e buono!
A volte, quando era a dormir di giorno,
entravo, udito un grido, un tonfo, un tuono...
S'è
desto? Nulla. Qualche mosca intorno
ai vetri... Alzavo il velo della culla.
Sul guancialino coi belli orli a giorno,
ridea
tra sé, guardando in alto, a nulla.
IV
Oh!
non a nulla! Egli rideva, io penso,
con gli angioletti. Io ci sentii l'odore
di gigli, a volte; o un vago odor d'incenso.
Nella
sua stanza essi venian nell'ore
calde che i bimbi dormono. Alla gola
uno lo vellicava con un fiore;
e tutti
attorno alla cunella sola
facean i giochi, ed e' guardava attento,
come lassù si canta e suona e vola:
scoteano
i loro cembali d'argento,
battean sui loro tamburelli vani...
Entravo, e via sparivano col vento:
rideva
esso, annaspando con le mani.
V
Ma
poi... piangeva. Mi si fece bianco
e stento, e quando lo attaccavo al petto,
succhiava un poco e poi pareva stanco.
Non
mi voleva. E quasi avea dispetto
della sua mamma. Quante n'ho cantate,
di ninnenanne, senza toccar letto!
Me
lo ninnavo in collo le nottate
intere al fresco, uscendo con lui fuori
al lucciolìo dell'odorosa estate.
Pensavo
ai mesi ch'ebbi in me due cuori...
Come piangeva or l'uno e l'altro, accanto!
E tra quella allegria di grilli mori
come
passava triste ora quel pianto!
VI
- Ma
che vuoi dunque? Andar con loro? E ch'io
ti lasci andare? A me tu lo domandi?
Per me t'ho fatto! - Eppure un giorno, addio!
- Hai
pianto e pianto a ciò che ti rimandi
donde sei sceso. Ora ti lascio alfine! -
Restò con gli occhi aperti fissi grandi.
Gli
misi la cuffietta con le trine;
la sua camicia, la sua vesticciola,
gli misi i fiori nelle sue manine.
L'accomodavo
senza far parola,
quando d'un tratto udii parlar da basso.
Gli misi le scarpine con la suola
nova,
pulita... O Dio, nemmeno un passo!
VII
La
terra, non l'avean toccata ancora!
oh! i miei piedini!... I bimbi della scuola
venner coi fiori un po' dopo l'aurora.
E c'era
il prete, il prete con la stola.
Era pronto il bambino, era vestito.
Quando sonò la gloria alla chiesuola...
Che
scampanìo festoso ed infinito!
L'angiolo andava a gli angioli, a cui tanto
avea sorriso tacito e romito.
E va,
va pure, piccolo mio santo...
Cos'è la mamma? E che può darti? Il petto
e un po' di latte; il cuore, un cuore affranto;
e poi,
cos'altro? Oh! niente, angiolo eletto.
VIII
Va
dunque, e tu, veglia su lei, su loro.
E cosa ha fatto ella per te? T'ha fatte
due camicine: non un gran lavoro!
Lassù
quell'uomo batte batte batte
sulle campane... Io guardo il bimbo, muto
con gli occhi aperti, gli occhi ancor di latte...
Ah!
che capii, che non avea voluto,
che non voleva! Quel gran pianto, oh! era,
che non voleva, e mi chiedeva aiuto!
Nella
cassina stava lì, di cera,
con le manine che facean Gesù,
con gli occhi aperti sino da ier sera:
guardava...
- O mamma, che non mi vuoi più! -
IX
Piangea
più forte, ma s'alzò smarrita.
Sentiva, dentro, un rodere, un discreto
grattar all'uscio, all'uscio della vita;
ma
così piano, ma così segreto,
così lontano... Avea tre mesi appena...
Era già buio, e tutto era già cheto.
L'uva
era colta, e si dovea far cena.
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