Odi

La quercia d' Hawarden

Quercia d’Hawarden, dove sei? Te pure,
come le quercie antiche dalle rame
secche, del parco, abbatté giù la scure.

O nidi che celava il tuo fogliame!
O nell’alto pietà stridula e varia
di voli fermi, come d’api a sciame!

O stormi usati che al dorar dell’aria
scendeano in te per celebrar la festa
della lor giovinezza, o centenaria!

O stormi erranti che per l’aria mesta
di nubi ner in te scendean fidenti
a sfidare il fragor della tempesta!

Giace la quercia che in balìa de’ venti
per tanta età su roccia di granito
videro alzarsi immobile le genti.

Le genti, o vecchio grande uomo sparito,
vennero a te, che in terra profondavi
l’opera ed il pensier nell’infinito.

Popoli a te d’eroi vennero, schiavi;
e tu fremesti su le lor catene,
tu così grande come i lor grandi avi.

Ospite ad ogni vero, ad ogni bene,
tu, come ad ogni stormo, ad ogni nido,
quercia vestita d’edera e lichene;

tu, ad ogni sventura ospite fido,
albero antico, dove sei?… Dov’era
sol esso un bosco, non è più che lido.

lido a cui scaglia i flutti la bufera
che già s’appressa: già nel ciel di brage
dai quattro punti l’avvenir s’annera.

Vento di guerra, vortice di strage
corre la terra, e le speranze sante
nel cielo oscuro svolano randage.

E un gran deserto, tutto cose infrante,
sotto la nube che sibila e va,
la terra dove tu stavi gigante,

albero morto della libertà!

 
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