Odi

La favola del disarmo

Il mandriano dell’Aràm riposa.
È questa l’ora che ciò ch’era in cielo
di nubi fosche, trascolora in rosa:

l’ora, che appressa ciò ch’è lungi: un velo
vela il presente, un raggio è sul passato;
ombra al deserto, luce sul Carmelo:

l’ora, o pastore del deserto ombrato,
che al tuo ricordo appressa ciò ch’è morto,
ed al tuo sonno ciò che non è nato.

Tu dormi: è pace. Ma qual urlo è sorto
rauco dall’ombra? Oh! tu dormi. Le fiere
bevono insieme a non so qual Marmorto;

scesero a bere acqua di pace, a bere
acqua d’oblìo. Perciò non temi: un’onda
sola è comune a tigri ed a pantere.

Bevono: veglia la pupilla tonda,
mentre le lingue rosse come brace
leccano l’acqua che dal muso gronda.

Pastore errante, e tu non vegli: è pace:
ogni belva disarma ora gli unghioni,
disarma l’odio del suo cuor pugnace…

No! veglia veglia! Accendi i fuochi, i buoni
fuochi, in cui grande è l’umile virgulto!
Non senti come un brontolìo di tuoni?

Un bramito, un grugnito ed un singulto
di sangue: voci d’ira irrequïete:
ed ecco arde la rissa, arde il tumulto,

la guerra! Nelle cupe ombre segrete
arde la guerra: l’acqua della gora
non è bastata a tutta quella sete.

Ora, silenzio. Ma tu veglia ancora;
nutrisci il fuoco buono ed infinito;
veglia ed aspetta il raggio dell’aurora!

Qualcuno viene; solo uno: fuggito
o vincitore? Tacquero le iene.
Un urlo tuona; solo, ma ruggito;

ed è sol uno, ma leon, che viene.


LA FAVOLA DEL DISARMO
Fu scritta per il congresso dell'Aia. Nel «pastore» intendevo il popolo o, se volete, l'unione universale degli operai: il socialismo opposto all'imperialismo; il socialismo che afforza e conserva le nazionalità. Intorno a che il lettore benevolo può vedere nel mio libro Pensieri e Discorsi (ed. Zanichelli, 1907) UNA SAGRA.
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