Odi

Gli eroi del Sempione

Sottoterra due vaporïere immote,
divise da una grande porta,
aspettano. Un’ardente ansia le scuote.
Un urlo va per l’aria morta.

Porta di ferro, oggi è il trionfo! Muovi
su gli aspri cardini sonanti!
Apriti, o porta dei millenni nuovi!
O nuovi vincitori, avanti!

Voi per lunghi anni, a un’invisibil guerra
sacrando le rubeste vite,
avanzavate ignudi eroi sotterra
al rombo della dinamite.

Da voi fuggiva a passo a passo il monte
tremando per le cupe mine:
voi tergevate dal sudor la fronte
seduti su le sue rovine.

Erano, là, le tenebre primeve,
il peso bruto, il muto oblio;
qua, il lampo, il soffio, la parola breve:
là era il Caos, qua era Dio.

Riposa, o Dio! Loda le tue giornate
col lieto rimbombar del tuono!
Uomini, è il giorno settimo: guardate
che ciò che voi faceste, è buono!

E riposate! E pace all’arma, o forti,
che al buio sfavillò sul quarzo!
Poi, per rifarla lucida, i vostri orti
coltare voi potrete in marzo.

Ognuno, il vostro: l’orto che vi renda,
su l’ampia tavola di faggio,
l’erbe non compre per la pia merenda
nel giorno di Calendimaggio.

Porta di ferro, apriti!… Ma lontani,
lavoratori, per la valle
voi siete, la mercede nelle mani
ed il piccone su le spalle.

Le spalle voi volgete oggi al traforo
della montagna di granito…
Oh! non divina sorte del lavoro,
che attrista quando sia compito!

Voi riprendete la perpetua via
da dove, a dove si lavora.
«Quale Ararat, qual Monte Sant’Elia,
compagni, il nostro acciaio vuol ora?

Qual mare, dighe contro cui si franga,
com’uomo contro l’ira sua?
qual lago chiede il rostro della vanga?
qual terra il solco della prua?

Quali altre vie, per ghiacci o per sabbioni,
cerca il vapore, che, nei cupi
silenzi, mostri i rossi occhi ai leoni,
che sperda col suo fischio i lupi?»

Latin sangue, gentil sangue errabondo,
tu sei qual eri nel tuo giorno:
ancora sai tutte le vie del mondo…
non sai più quella del ritorno.

Voi siete ancor le ferree coorti,
voi siete i veliti e triari…
ma i morti d’ora non son più che morti,
intorno per le terre e i mari.

Porta di ferro!… Oh! chiama tu, grande Urbe,
le tue legioni veterane
dalla vittoria! A quelle eroiche turbe
dà gl’inni del trionfo, e il pane.

 
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