Odi

A Gaspare Finali

E teco io sono in questo dì che augusto,
co’ tuoi nepoti, all’ombra del lavoro
tuo, siedi e narri che piantavi arbusto
l’elce, per loro:

l’elce che spande a molto ciel le rame
forti, e nel tronco, ove sarebbe il cuore,
chiude un segreto murmure, uno sciame
d’api canore.

Anch’io son teco. Son partito all’alba
dal mio San Mauro. Sotto la rugiada
era, tra siepi ingombre di vitalba,
bruna la strada.

E nei cantieri ondavano le messi
con, sopra, un volo taciturno e nero
di rondinelle. E c’erano i cipressi
d’un cimitero.

E un primo raggio balenò dal mare
sopra i cipressi: e se n’udìa lontano
un pispillìo d’uccelli, un conversare
d’anime, piano

piano. Io seguiva. Ed era fermo e solo,
che ancor dal cielo non pioveva il caldo,
nella mia strada, udendo l’usignolo
piangere a Gualdo.

A Gualdo, solo e fermo ero, press’una
siepe fiorita, assai grande, assai folta:
c’era al suo piede il resto d’una bruna
croce travolta.

E nella siepe si pasceva un mondo
di coccinelle; e dalla sua fiorita
sorgeva un gaio strepito, un giocondo
rombo di vita.

E io seguiva. O forse non conosco
la mia Romagna, i suoi villaggi, i doppi
delle sue chiese? Non è quello il Bosco
grigio tra i pioppi?

Il Bosco chiaro per l’agreste fiera
di San Lorenzo? di quel dì... Ma sono
con te, Finali, o nostra mente austera,
cuore mio buono!

Beviam la gioia dell’albana bionda
per ciò che più nel forte cuor ti piaccia!
Ma prima, il viso lascia che nasconda
tra le tue braccia.
Messina, 15 maggio 1899

A GASPARE FINALI
Quest'ode fu pubblicata nel «Cittadino di Cesena» il 2 i maggio del 1899 nel numero dedicato al LXX genetliaco di Gaspare Finali. Gualdo e Bosco sono paesi tra Cesena e Savignano.
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