| Poemi conviviali |
ALEXANDROS
| I - Giungemmo:
è il Fine. O sacro Araldo, squilla! o Pezetèri:
errante e solitaria l'ultimo
fiume Oceano senz'onda. dentro la notte fulgida del cielo.
Fiumane
che passai! voi la foresta Montagne
che varcai! dopo varcate, Azzurri,
come il cielo, come il mare, il sogno è l'infinita ombra del Vero.
Oh!
più felice, quanto più cammino Ad
Isso, quando divampava ai vènti A Pella!
quando nelle lunghe sere sempre più lungi, ardea come un tesoro.
Figlio
d'Amynta! io non sapea di meta soffio
possente d'un fatale andare, O squillo
acuto, o spirito possente, e il canto passa ed oltre noi dilegua. -
E così,
piange, poi che giunse anelo: Ché
si fa sempre (tale è la sua sorte) Egli
ode belve fremere lontano, come trotto di mandre d'elefanti.
In
tanto nell'Epiro aspra e montana A tarda
notte, tra le industri ancelle, Olympiàs
in un sogno smarrita le grandi quercie bisbigliar sul monte. |
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