| Poemi conviviali |
[1] In un mio libro, non troppo fortunato, che s'intitola Miei Pensieri di
varia Umanità (Messina, Muglia, 19O3), parlo, nel Fanciullino, di questa
malattia che non è, a dir vero, di letteratura, come era stampato nella
I ed. dei P. C., ma di storia letteraria, come ho corretto in questa II. "(La
Poesia) la dividiamo per secoli e scuole, la chiamiamo arcadica, romantica,
classica, veristica, naturalistica, e va dicendo. Affermiamo che progredisce,
che decade, che nasce, che muore, che risorge, che rimuore. In verità
la poesia è tal meraviglia, che se voi fate una vera poesia, ella sarà
della stessa qualità che una vera poesia di quattromila anni sono.
Come mai? Così: l'uomo impara a parlare tanto diverso o tanto meglio,
di anno in anno, di secolo in secolo, di millennio in millennio; ma comincia
con far gli stessi vagiti e guaiti in tutti i tempi e luoghi. La sostanza
psichica è uguale nei fanciulli di tutti i popoli. Un fanciullo è
fanciullo allo stesso modo da per tutto. E quindi, né c'è poesia
arcadica, romantica, classica, né poesia italiana, greca, sancrita;
ma poesia soltanto, soltanto poesia, e... non poesia. Si: c'è la contraffazione,
la sofisticazione, l'imitazione della poesia, e codesta ha tanti nomi. Ci
sono persone che fanno il verso agli uccelli; e al fischio sembrano uccelli;
e non sono uccelli, sì uccellatori. Ora io non so dire quanta vanità
sia la storia di codesti ozi..."
E più oltre: "(Noi in Italia) ragioniamo e distinguiamo troppo.
Quella scuola era migliore, questa peggiore. A quella bisogna tornare, a questa
rinunziare. No: le scuole di poesia sono tutte peggio, e a nessuna bisogna
addirsi. Non c'è poesia che la poesia. Quando poi gl'intendenti, perché
uno fa, ad esempio, una vera poesia su un gregge di pecore, pronunziano che
quel vero poeta è un arcade: e perché un altro, in una vera
poesia ingrandisce straordinariamente una parvenza, proclamano che quell'altro
vero poeta pecca di secentismo: ecco gl'intendenti scioccheggiano e pedanteggiano
nello stesso tempo. Qualunque soggetto può essere contemplato dagli
occhi profondi del fanciullo interiore: qualunque tenue cosa può a
quegli occhi parere grandissima. Voi dovete soltanto giudicare (se avete questa
mania di giudicare), se furono quegli occhi che videro; e lasciar da parte
secento e arcadia."
E anche: "E le scuole ci legano. Le scuole sono fili sottili di ferro,
tesi tra i verdi mai della foresta di Matelda: noi, facendo i fiori, temiamo
ad ogni tratto d'inciampare e di cadere. L'ho già scritto: se uno si
abbandona alle delizie della campagna, teme che lo chiamino arcade..."
Ma io lascierò dire.
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