| I
Ero all'Ardenza, sopra la rotonda
dei bagni, e so che lunga ora guardai
un correre, nell'acqua, onda su onda,
di
lampi d'oro. E alcuno parlò: «Sai?»
(era il Mare, in un suo grave anelare)
«io vado sempre e non avanzo mai».
E io:
«Vecchione,» (ma l'eterno Mare
succhiò lo scoglio e scivolò via, forse
piangendo) «e l'uomo avanza, sì; ti pare?»
E l'occhio,
vago qua e là mi corse
alla Meloria... Di che mai ragiona,
le notti, il tardo guidator dell'Orse
ozïando
su l'acqua che risuona
lugubre e frangesi alla rea scogliera?...
E vidi te, cerulea Gorgona;
e più
lontana, come tra leggiera
nebbia, accennante verso te, rividi
l'altra. Io vedeva la Capraia, ch'era
come
una nube, e lineavo i lidi
della Maremma, e imaginai sonante
un castello di soli aerei stridi,
in
un deserto; e poi te vidi, o Dante.
II
Sedeva
sopra un masso di granito
ciclopico. Pensava. Il suo pensiero
come il mare infinito era infinito.
Lontani,
i falchi sopra il capo austero
roteavano. Stava la Gorgona,
come nave che aspetti il suo nocchiero.
E la
Capraia uscìa d'una corona
di nebbia, appena. Or Egli dritto stante,
imperïale sopra la persona,
tese
le mani al pelago sonante,
sì che un'ondata che suggea le rosse
pomici, all'ombra dileguò di Dante.
Ed
ecco, dove il cenno suo percosse,
la Gorgona crollò, vacillò; poi
salpava l'eternale àncora, e mosse.
E la
Capraia scricchiolò da' suoi
scogli divelta, e tra un sottil vapore
veniva. O due rupestri isole, voi
solcavate
le bianche acque sonore,
la prua volgendo dove non indarno
voleva il dito del trïonfatore:
alla
foce invisibile dell'Arno.
III
Avanzarono
come ombra che cresca
all'improvviso... quando udii, vicino:
«Conte Ugolino della Gherardesca...»
Chi
parlava di te, Conte Ugolino?
Uno, fiso nel mare. Oh! tutto in giro,
sotto il turchino ciel, mare turchino,
su
cui tremola appena al tuo sospiro
un velo vago, tenue! O Capraia,
o Gorgona color dello zaffiro,
ferme
io vi scòrsi, come plaustri in aia
cerula, immensa. E a' miei piedi l'onda
battea lo scoglio e risorbìa la ghiaia.
E nella
calma lucida e profonda,
nudo sul trampolino, con le braccia
arrotondate su la testa bionda,
era
un fanciullo. «Quello» io chiesi «in faccia
a noi?» «Sì, quello.» «Quel fanciullo?
il Conte
che rode il teschio nell'eterna ghiaccia?»
«Foglie
d'un ramo, gocciole d'un fonte!»
Egli guardava un tuffolo pescare
stridulo; scosse i ricci della fronte,
e con
un grido si tuffò nel mare.
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