Primi Poemetti

I due fanciulli - I due orfani

"L' asino"

I

L'asino... Parmi adesso: era una sera
d'ottobre, nella strada di Sogliano.
Cigolava per l'erta la corriera.

E io guardavo dietro me, nel piano,
dove San Mauro mio già non appare
- oh! mio nido di lodola tra il grano! -

dove tra il verde luccica, e tra chiare
brecce di ville borghi città, drago
addormentato dal cantar del mare,

la Marecchia argentina. E quando pago
fui della vista, mi rivolsi e, nero
come uno scoglio per un roseo lago,

nero sopra un trascolorar leggiero
di tutto il cielo, come un'ombra netta,
nero e fermo lassù come un mistero,

l'asino vidi con la sua carretta.

II

Non altro? No. Da non so qual pendice
veniva un canto di vendemmiatore,
veniva un canto di vendemmiatrice:

veniva or sì, or no, tra lo stridore
delle ruote. Sentii queste parole:
- E m'hanno detto ch'è morto l'amore... -

Io, sole queste; ma non queste sole
l'asino che lassù stava, annerando
dentro il morire fulgido del sole.

Pur non vibrava, vidi, a quando a quando
l'orecchie della lunga ombra per quello
stornellamento così lungo e blando;

sì le volgeva appena a un ritornello
or chiaro come d'anelante piva,
or aspro come d'avido succhiello...

Su la carretta il carrettier dormiva.

III

Russava nella strada solitaria
Schiuma, lo scalzo e rauco pesciaiolo,
tuo figlio, o di marruche irta Bellaria.

Lo prese e vinse il vino di Bagnolo
nel suo ritorno; e l'altro, a poco a poco
per non più fare la sua via da solo

(senza il bastone!), si fermò tra il fuoco
del vespro. Dietro, delle ondanti gote
egli ascoltava il buffar grande e roco.

L'uno dormiva su le ceste vuote,
vidi passando: e l'asino, St! dorme!
parve accennare alle sonore ruote.

L'un su le ceste, e su le sue quattro orme
l'altro, non meno immobile del primo.
Soltanto l'ombra sua, lunga e deforme,

pasceva al greppo un vago odor di timo.

IV

E l'uomo, con la cara anima invasa
d'oblìo, dormiva nella via maestra;
ma già la moglie l'attendeva in casa.

Fosse andato pur là dove è maestra
gente in far teglie, sotto cui bel bello
scoppietti il pungitopo e la ginestra;

a Montetiffi; o dove, a Montebello,
passero solitario, ancor per uso
torni nel solitario tuo castello;

già l'attendeva; e la capanna al Luso
più non udiva dell'industre moglie
il fremebondo vortice del fuso;

ch'ella destava il fuoco già, con foglie
secche, e stacciava, e poi metteva il piede
fuori, e le donne assise su le soglie

interrogava ad or ad or: Si vede?

V

Ma l'uomo era lassù, lungi dal mare,
sul monte azzurro; e nol sapea: pian piano
credea seguire il suo tranquillo andare.

Anzi, calava d'un buon passo al piano:
già balzellando si sentì di sotto
le tue selci sonanti, o Savignano.

Anzi, a San Mauro s'era già condotto;
e sentiva sonar l'Avemaria,
grave e soave, tra il fragor del trotto.

Anzi, alla Torre: e nella nera ombrìa
del parco udiva un ultimo fringuello,
mentre al galoppo egli svoltò la via.

Anzi, era giunto: urlava: Arri! mio bello.
L'aria marina gli pungea la fronte,
e la rena legava: Arri!... Ma quello

era là, fermo, su l'azzurro monte.

VI

Schiuma, la rena lega! Uomo, la rena
lega le ruote! Il po' di via che resta,
si farà certo con un po' di pena;

ma è l'ultimo! l'ultimo! ma questa
è la mèta, è il riposo! Odi: col canto
delle mille onde il mare ti fa festa.

Avanti! Si va piano, ora; ma quanto
s'è corso prima! O Schiuma, ecco Bellaria!
Avanti! ecco la gioia, uomo! - Frattanto

l'asino è fermo, e l'uomo sogna. Svaria
quel gruppo nero sul purpureo cielo.
I pipistrelli sbalzano per l'aria.

Viene un suon di campane dietro un velo
di lontananza; e tutto si scolora.
Laggiù chiede una donna al mare anelo,

all'ombra muta: Non si vede ancora?

 

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