| Poemi del Risorgimento |
IL TRICOLORE |
||
Nella
città che è in mezzo a quattro strade s’odono molti plaustri cigolare. Mugliano bovi, squillano campane, brillano spade, luccicano lancie. . . . . . . . . . . . . . . . . . “Ma non sono le campane e i bovi dei carrocci... Un nuovo giuramento è stretto. Non a Pontida, non nei boschi... Nessun connubio con l’imperatore. Nessun esercito rimarrà o verrà in Italia... La lega, che sta nella sua città di paglia tra la Bormida e il Tanaro, ha inalzata la sua croce... Dove sei imperatore dalla Barba Rossa? Ecco la nuova bandiera... Salutatela, o trombe, o lancie, o bovi, o plaustri! Ella ha i colori nuovi... O tricolore d’Italia! sorto tra il nembo, tra i primi tuoni di primavera, in attesa del re, del primo re d’Italia!... Non ha più i colori del fuoco spento, del fuoco vivo, del fuoco operante...È un’altra. O pianura del Po! o neve dell’Alpi! o rosso dei vulcani! o veste di Beatrice! Per te quanto si morrà! quanti saranno avvolti nelle tue pieghe! Quanti ti avranno sul loro feretro!... In quante battaglie... in quante tempeste!... Non lasciatevela prendere... stracciatela piuttosto... ponetevela sul petto, inabissatevi con lei nei gorghi del mare! – O sacro vessillo! ora deve venire il tuo re. Avanti contro gli stranieri! contro i crocifissori di Prometeo. – O città, nata nell’Aprile, come Roma! asilo di esuli, come Roma! o nata di profughi, come Roma! o subito in guerra, come Roma! Non è dei boschi di carbone la bandiera che tu inalzi, essa viene da più profonde lontananze...„ E così preparato quanto ce n’è del lavoro! “ Possibile, soleva dire, che non debba aver mai un po’ d’agio per dedicarmi alla poesia? Ne sono così pieno! ho ancora tutto da fare! „ Non tutto, ma tanto sì. E questo tanto doveva dar vita a’ suoi sogni d’artista, confortare le grandi ombre, incitare i giovani, e mostrare all’Italia la sua devozione. Per il primo volume era già pronta l’opera mirabile del pittore Plinio Nomellini che s’era prestato con tutto lo zelo e l’amore a illustrare sulla traccia ch’Egli via via gli mandava, i suoi concetti poetici. Ma ora non possiamo riprodurre se non le quattro splendide tricromie, e le riproduciamo perchè erano tanto amate da lui, non perchè trovino qui posto conveniente. Egli le mostrava con gioia a’ suoi visitatori, ed era ansioso di vederle accanto ai suoi poemi. L’illustre amico perdonerà se siamo costretti a rinunziare al resto, pur così degno del suo superbo pennello. I fregi della copertina e del finale li ha tracciati con insuperabile maestria la penna delicata di Adolfo De Carolis. Nel fregio del finale c’è l’ispirazione di alcune parole dell’Inno a Torino che insieme all’inno a Roma, nella versione italiana, ho voluto accogliere in questo libro perchè composti anch’essi in questi ultimi tempi in onore della grandezza d’Italia. Nella loro prima veste latina troveranno posto nella raccolta a cui attende già con mente pari al cuore l’amico suo E. Pistelli. Gli altri due volumi non è difficile imaginare che cosa dovevano contenere. Dal ’ in poi ce n’è della poesia da estrarre dagli avvenimenti della nostra patria! Egli l’aveva vista tutta e si riprometteva di farla vedere anche a noi. Ed ora? Ora a me non resta che concludere con le parole ch’Egli prepose al principio del primo poema, e associare al suo nome quello del padre suo, ch’Egli voleva tener vivo nei cuori perchè vittima invendicata. “ X agosto – Poemi del Risorgimento. Si comincia il poema a onore e gloria feconda d’Italia, di quell’Italia ch’Egli amò così ardentemente nei tempi solenni e che non diede pure uno sguardo di pietà a lui insanguinato e morto, nè ai figli di lui, soli e mendichi. Ebbene? „. Perchè siano chiare queste parole occorre leggere la seguente lettera: COMANDO CIVICO REPUBBLICA ROMANA DEL COMUNE DI S. MAURO nr. Cittadino Governatore A pronto riscontro del vostro dispaccio d’oggi N. , col quale mi date comunicazione di altro dispaccio del Cittadino Preside risguardante l’arruolamento di quel maggior numero di militi di questa Compagnia Nazionale che volonterosi volessero disporsi a marciare all’occorrenza; vi significo che io porrò in opera ogni premura e fatica per giungere allo scopo; ma è duopo ch’io faccia alcune riflessioni che desidero siano a cognizione del lodato Preside. E primamente vi faccio conoscere, che essendo questa compagnia composta nella maggior parte di campagnuoli, sarà difficile poterli persuadere ad intraprendere una marcia; d’altronde essendo questo paese in mezzo alla campagna, la quale, come è ben noto, è assai avversa all’attuale governo per le perfide insinuazioni di malevoli; è necessario sopratutto l’attività della Guardia Nazionale, massime in questi tempi solenni, onde impedire reazioni e disordini, che purtroppo potrebbero suscitarsi. Il numero dei militi, su cui possa contarsi per impedire e reprimere una reazione, si riduce a poco, e quindi di questi non sarebbe prudenza a privarsene; poichè lasciando il paese a difesa degli altri, non sarebbe difficile si mescolassero coi reazionari, ed ai medesimi cedessero le armi come amici. Io, ripeto, farò dal canto mio quanto mi sarà possibile, ed assicurate il Preside di tutta la mia energia. Salute e fratellanza. S. Mauro, maggio Il Capitano Comandante RUGGERO PASCOLI Perdonino i buoni amici e tutti i buoni, che leggeranno, l’insufficienza mia. E sopra tutti mi perdoni il dolce spirito, che mi è sempre accanto, se non so corrispondere degnamente alla sua fiducia. Ci metto tutta la mia buona volontà. MARIA PASCOLI Castelvecchio, aprile . |
||
|
Torna all'inizio |