Poemi del Risorgimento

GARIBALDI IN AMERICA

I

VIAGGIO A ESCOTÈRO

Torna al Rio Grande col suo pro’ compagno,
torna il Filibustiere, ora a cavallo.
Prese il cavallo nella mandra al laccio,
frenò, sellò: lo domerà stradando.
Galoppa dietro il cavalier selvaggio
tutto con un cupo tumulto il branco:
falbe giumente col pulledro accanto,
stalloni in corsa inalberati al salto.
Ed egli, quando il suo cavallo è stanco,
getta le frombe sibilanti a un altro;
lo frena e sella e monta su fischiando.
Il vento in mare gl’insegnò il suo canto.

I mustang, le giumente e le pulledre,
liberi seguono il Filibustiere.
Sul feltro suo beccheggiano due penne,
lunga la chioma al vento si distende.
Ma queta il passo ove la steppa è verde,
perchè i cavalli pascano le alte erbe,
perchè bevano chiaro le giumente
a qualche stagno ombrato di ninfee.
Sembra un pastore. E indugia perchè vede
i polledrini ancora alle mammelle.

L’armento nell’oscurità s’aduna,
fa un grande cerchio in mezzo alla pianura.
Le teste l’una all’altra hanno congiunte:
sognano insieme orecchio a orecchio, il puma,
l’uomo, il jaguar: l’un dopo l’altro, sotto
l’ombra stellata, rigna e scalcia al sogno.
E l’uomo giace sulla terra nuda
e guarda in cielo e naviga lassù.

Passa tra grigie nebulose ed erra
tra gruppi ignoti. Avvista Altair e Vega
che riconosce. E sempre più s’inciela.
Da stelle a stelle, è sopra la sua terra.
Dal cielo azzurro grida Italia! Italia!
E sbalza in piedi ad un nitrito. È l’alba.

Per boschi e campi passa il cavaliere
tra uno svolar di code e di criniere,
e groppe mosse su e giù come onde,
e ringhi acuti ed ansie fremebonde,
ed urli e calci al vento e salti a sghembo,
e il subito ampio rotolar d’un nembo.

  • Fondazione Giovanni Pascoli - I testi delle poesie
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