L’ASCIA
Roma
purificata balzò su dal solco
rosso di sangue, chè alla Terra Madre
consacrò l’ascia onde l’avea ferita,
onde l’avrebbe per le genti tutte
ferita ancora. O ascia, in ogni plaga
ti dedicò, per questa grande Italia,
ti seminò, ti sotterrò nel mondo.
Tu sotto i templi e sotto l’are e sotto
gli anfiteatri semiruinati
ti trovi e sotto l’ardue terme, infrante
presso le nubi. Te nel cor le sponde
sentirono del Reno e del Danubio,
t’ebbero le foreste invïolate
e le sabbie arse che il leon sue rugge.
Tu sei presso le moli, ove sepolti
sono i giganti; sotto gli occhi fissi
eternamente della muta Sfinge;
tu sotto accampamenti che nessuno
più moverà. Tu scalpellasti i massi
per le infinite pompe del trionfo.
E per te l’Arco trionfal si prese
l’arco del cielo, e sulle vie la Gloria
aprì tra due colonne le sue porte
senza battenti.