LA LEGIONE
Le dure suole e i cerchi delle ruote
fecero i solchi in queste vie, battute
dalle coorti che movean le insegne
contro i terrestri. Andavano, e la schiera
villesca alzava per insegna un fascio
d’erba. Prima la falce e poi la spada.
Mai non mancava fra le spighe il rosso
di qualche fiore. Fissa, poi, sull’asta
era una mano, ch’è una pianta sola
con più rampolli. Della via fu guida
poscia la lupa; e si vedean passare
cignali e smisurati liofanti.
E fausta, infine, di tra un baglior d’oro
l’aquila uscì: le ignare terre e l’onde
remote corse un brivido ed un fremito
al ventilare delle sue grandi ale.
E le legioni col lor pilo grave
per quelle vie senza la meta e il fine,
mossero intorno. Ed assembrava allora
tutte le genti e i popoli l’antica
bùccina, che al pastore fuor di mano
sul far di notte avea mandato un segno.
E dominava sotto giusto impero,
tutti, il sottile tralcio d’una vite.