IL NOME CELESTE
Aprile
era vicino, era, con lui, vicino
il dì natale della città morta.
E di narcissi dalla chioma d’oro,
di crochi dagli stami d’oro rise
la solitudine, e dalle rovine
dei templi il rosso smìlace comparve;
e le vïole al fonte di Iuturna,
caste, s’abbeveravano, e gli sparsi
ruderi si gremìano di giacinti;
e tutti i bronchi e pruni aspri, nel Foro
Romano, in cima avevano una rosa,
e sopra i marmi antichi era l’antica
porpora. Per nessuno, dal sepolcro,
dal suo sepolcro, ch’era anch’esso infranto,
spargea, versava senza fine al cielo,
nel tempo dolce ch’è il suo tempo, i fiori
che sono suoi, quella che in cielo è Flora.